Due percorsi raccontati per intero: dall'analisi iniziale allo scaling delle campagne.
La maggior parte delle agenzie parte dall'operatività saltando l'analisi — apre un account ads, manda una newsletter, spinge una promozione — e chiama caso studio quello che ne esce. Noi partiamo dalle domande fondamentali: chi sei? cosa ti distingue davvero? Le risposte saranno le fondamenta per tutto il resto del lavoro.
Nessun pacchetto standard. Nessuna scorciatoia. Analisi mirate per costruire strategie cucite sul tuo progetto.
LBM è un negozio specializzato di running con quattro punti vendita a Roma. Reputazione solida in città, ma zero presenza online: nessun e-commerce, nessuna visibilità oltre la città.
Un business locale forte offline, invisibile online. Nessun canale digitale, nessun asset costruito, nessun modo per intercettare chi cerca prodotti da running fuori dal raggio dei quattro negozi.
Ancora prima di registrare il dominio per lo sviluppo della piattaforma, ci siamo fatti una domanda fondamentale: cosa distingue davvero LBM dagli altri e-commerce di running?
La risposta l'abbiamo trovata nella loro reputazione. Volti, persone, esperienza diretta. Chi entra da LBM non compra solo una scarpa: cerca consiglio con qualcuno che il running lo vive ogni giorno, conosce la fisiologia del piede, ha visto migliaia di runner sbagliare modello e sa come non farti acquistare la scarpa sbagliata.
La sfida era portare tutta quell'esperienza dentro un e-commerce. Farla trasparire da ogni pagina.
Non un bot, non un assistente AI. Il personale del negozio, che il consiglio lo dà ogni giorno di persona, a disposizione dei clienti e-commerce come in negozio.
Il parere tecnico dello staff su ogni scarpa: a chi la consigliano, chi dovrebbe evitarla, per che tipo di corsa è pensata. Un dettaglio piccolo che sposta tutto — fa passare l'umano attraverso lo schermo.
Info tecniche, uscite, trend, consigli — con il tono del negozio, non quello di un ufficio marketing. La comunicazione online non è vendita fredda: costruisce community, identità, riconoscibilità.
Dall'analisi è nata la strategia. Dalla strategia, l'operatività. Ogni scelta tecnica risponde a una domanda posta prima.
Un e-commerce veloce, user-friendly, pensato dal primo pixel per raccontare l'unicità di LBM. Niente template pre-costruiti caricati di plug-in inutili: ogni elemento sul sito è lì perché serve all'utente a decidere.
Zero schede copiate dal produttore. Ogni pagina è unica, informativa, con dentro "il consiglio LBM". Quando esistono cento e-commerce con la stessa scheda clonata dal brand, la differenza la fai riscrivendo. E Google se ne accorge.
Contenuti oltre la scarpa: allenamento, recupero, alimentazione, gestione dell'infortunio. Informazioni che non spingono all'acquisto, ma costruiscono qualcosa che vale di più: fiducia. Chi legge un post utile non ti dimentica quando gli servono le scarpe nuove.
Meta usato dove sa lavorare meglio: intercettare chi non sa ancora di volere qualcosa. Awareness sui contenuti del blog e sui video del negozio, campagne prodotto sul catalogo, retargeting per riportare a bordo chi ha visitato senza convertire. Ogni fase parla a un livello di consapevolezza diverso.
Approccio da cecchino sulla rete Shopping: focus sui prodotti competitivi, con margine reale e domanda concreta. Niente budget diluito su prodotti a bassa competitività o con margine troppo basso. Ogni euro speso dove ha senso spenderlo.
Sequenze automatiche per ogni fase dell'e-commerce: incentivo primo ordine, recupero carrello, invito al riordino dopo sei mesi. Ogni sequenza parte da un dato, ogni mail è stata testata. L'obiettivo non è la singola vendita: è che ogni cliente ne valga cinque nel tempo.
Contare i risultati partendo da zero sarebbe stato troppo facile. Un e-commerce nuovo mostra un +∞ al primo euro incassato e nessuno può contraddirti. Il valore vero è quello che succede dopo: quando il traffico è già arrivato, le prime vendite ci sono state, e le cose continuano a crescere. È lì che si vede se il lavoro è stato fatto bene.
Dal primo al secondo anno di gestione, ogni euro investito è stato monitorato in tempo reale. Ogni campagna riletta ogni settimana. Ogni sequenza ottimizzata sui dati che arrivavano. Scalare un e-commerce vuol dire questo: prendere quello che funziona e mettergli sotto benzina, tagliando in tempo reale ciò che non rende.
Per ogni euro investito in advertising, undici euro di fatturato generato. Un ritorno che non nasce dalla singola campagna, ma dall'orchestrazione di tutti i canali insieme.
Faress vende attrezzature per home gym e centri fitness. E-commerce già attivo, campagne Google e Meta già in essere, ma senza una vera regia strategica: budget investito, risultati poco misurati, difficoltà a capire cosa stava effettivamente funzionando.
Un e-commerce attivo ma con vendite sotto potenziale. Advertising operativo ma dispersivo, budget diluito senza priorità chiare, nessun sistema per capitalizzare traffico e clienti già acquisiti.
Quando abbiamo preso in gestione Faress ci siamo trovati davanti un e-commerce che sembrava uno dei tanti. Un catalogo di attrezzature, foto prodotto, prezzi, descrizioni tecniche. Organizzazione dei prodotti strutturata a sensazione, replicando i cataloghi dei fornitori e non i reali meccanismi di ricerca dei clienti.
Ma Faress non era un e-commerce senza volto nato l'altro ieri. Quello che avevamo tra le mani era un'azienda con quasi cinquant'anni di esperienza nel settore, con uno staff capace di consigliare sempre l'attrezzo giusto, in base al tipo di persona, di fisico, di ambiente, di uso previsto. Dal singolo attrezzo per una home gym privata all'ordine completo per l'apertura di una palestra intera — stessa cura e consigli da persone reali.
Era una perla comunicativa lasciata nascosta. Un valore enorme che nessuno stava raccontando, perché nessuno prima si era fatto la domanda giusta: cosa distingue davvero Faress in un settore dominato da e-commerce impersonali?
La risposta era la consulenza. Persone al servizio del cliente, non chatbot AI o risponditori automatici. La stessa esperienza che si vive entrando in un negozio Faress, trasportata dentro il digitale. Un valore che nessun altro era in grado di dare.
Ogni scelta operativa nasce da una fase di analisi: del settore, dei plus reali di Faress, dei competitor — di come comunicano, dove sono forti, dove hanno buchi di presidio. Non abbiamo replicato una strategia standard. L'abbiamo costruita a partire da ciò che nessuno stava ancora mettendo in vista.
Quelli che seguono non sono cinque interventi una tantum: sono cinque aree costantemente presidiate. Ognuna lavora insieme alle altre, ognuna viene monitorata, ricalibrata e ottimizzata mese dopo mese.
Le informazioni essenziali — quelle che aiutano l'utente a scegliere e chiudere — erano gestite in modo confuso: nascoste, replicate senza gerarchia, spesso illeggibili su mobile.
Le abbiamo messe in vista dove servivano: home, categorie, schede prodotto. Intervento su velocità e fruibilità, con un'attenzione specifica al mobile — prima ignorato, nonostante sia la fetta più grossa del traffico.
Meta come canale di desiderio: l'attrezzatura raccontata non come lista tecnica, ma come lo strumento per costruire lo spazio di allenamento che l'utente immagina.
Retargeting sul catalogo per riportare a bordo chi ha mostrato interesse. Priorità comunicativa sul valore differenziante — consulenza, esperienza, servizio — non sul prezzo.
Shopping sui prodotti competitivi, ricerca sulle chiavi con intento d'acquisto reale.
Taglio degli sprechi su categorie a basso margine o con troppa poca domanda. Ogni euro speso dove c'è domanda concreta e possibilità reale di chiudere.
La newsletter c'era ma non lavorava. Un bacino da circa 3.000 contatti mai coltivato.
L'abbiamo pulito, ricostruito, riqualificato — e solo dopo abbiamo iniziato a comunicare: promozioni, novità di catalogo, uscite. Meglio un pubblico più ristretto ma qualificato che una lista grande e muta.
L'attrezzatura fitness è un acquisto one-time: il vero snodo era catturare il primo acquisto. Dall'analisi era emerso che tantissimi utenti aggiungevano al carrello ma poi confrontavano altrove.
Abbiamo costruito una sequenza di recupero carrello in quattro mail, temporizzate con precisione — dalla prima ora fino al terzo giorno — testando copy e tempistiche fino a farla convertire davvero.
Dodici mesi di lavoro. Ma non "noi facciamo le campagne e attendi il report a fine anno". Dodici mesi di confronto con il cliente, monitoraggio quotidiano delle performance, sin dai primi giorni, per capire in tempo reale cosa funzionava e cosa no.
Il lavoro non finisce dopo l'attivazione delle campagne.
Così si lavora in modo efficace: intercettare presto — nelle prime settimane, non nel terzo trimestre — quali campagne rendevano meglio, spostarci il budget sopra, tagliare quelle che non portavano risultati. Nessuna campagna lasciata al pilota automatico.
In dodici mesi di lavoro, più che raddoppiato il fatturato totale dell'e-commerce Faress.